Stage Diving Fest

17/10/2011

Stage Diving Fest
(09/10/2011)

Ore 20,00 circa, finalmente dopo un bel po' di tempo speso sulla statale intorno al Centro commerciale di Molfetta, arriviamo alle macerie baracche ribelli. Il tempo sembra non essere dalla nostra parte questa sera, il campeggio era impraticabile per via della pioggia e del vento e quindi per chi veniva da fuori come noi poteva essere un problema. Passando alla serata,trascorriamo un paio d'ore bevicchiando e scherzando con le band e gli amici presenti, devo dire gia' numerosi ancor prima di iniziare. Verso le 22,15 si aprono le danze, il primo gruppo sono i vincitori del contest: i Beer for breakfast. Il loro sound e' abbastanza variegato, un mix di punk'n' roll con influenze rock alternativo di stampo italiano. A volte onestamente annoiavano un po', per fortuna poi quando riprendevano il 4/4 e gli accordi a croce riuscivano a risollevare il pubblico che comunque ha risposto egregiamente. Subito dopo di loro e' il turno dei Waiting for better days. Il combo barese fresco fresco di registrazione del nuovo cd, sale sul palco carichissimo e gia' dalle prime note parte il macello sotto lo stage. Sentendo i pezzi nuovi devo dire che sembra si siano spostati un po' di piu' sull'Hardcore melodico california style,anche se i breakdown(a mio parere a volte eccessivi) permangono fissi su ogni pezzo. David alla batteria pesta come un dannato e il cantato sempre piu' clean di Gio' rendono l'atmosfera perfetta...Dopo di loro e' il turno dei The Memory,basso molise hardcore. Dopo un intro un po' impreciso per via di qualche problema tecnico, la band poi recupera progressivamente scaricando quasi tutti i pezzi dell'Ep uscito per indelirium records. These days,Walk the line, passando per la mitica cover dei Comeback kid"False idols Fall", l'esibizione scivola veloce, tra stage diving e pogo, e l'alcool che sale sempre di piu'.Chiudono con un intro di basso e batteria e salutano tutti, lasciando il posto ai No Blame. Da premettere che i No Blame l'ho visti un sacco di volte, sempre perfetti e precisi come un orologio svizzero. Al fest invece non li ho visti proprio in formissima, sicuramente il fatto che forse(speriamo di no) sara' l'ultimo concerto ha pesato un po'. Cio' comunque non significa che non siano stati all'altezza,il pubblico e' sempre stato dalla loro parte,e  anzi le hit del cd"Burning the blindfolds" hanno massacrato lo stesso,da "Another movie of yours"fino a "While Your World's Frail"ecc... .
Finita l'esibizione dei no blame, cambio di palco e backline rapida, ed e'il turno dei The Evindence. Anche loro canadesi, accompagnano gli Standoff in tutto il tour europeo. Si definiscono "nerd-core" o qualcosa del genere, a me sono piaciuti su alcune cose, ma su altre no. Sul palco ci sanno fare, attirano molto l'attenzione del pubblico anche con varie battute e sketch, e  musicalmente sono precisi, suono pulito e molto originale. Cio' pero' non e' stato sempre un punto a favore per loro, in alcuni tratti risultano troppo soft e sperimentali, anche la voce un po' troppo lineare.Detto cio' comunque sicuramente bravi i The Evidence. Arriviamo ora al momento clou della serata...I This is a standoff salgono sul palco, breve line check e si parte a mille.The light is still in the Broadmoor, Silvio, Better than all of us, You won't pass, le piu' famose dei cd vecchi le fanno proprio tutte.Il pogo e lo stage diving descrivono tutto l'apprezzamento per questa band, che ha davvero spaccato tutto e gli anni per Steve Rawles&Co sembrano non passare mai.
Da paura anche i pezzi del nuovo ep appena uscito,"Be delighted", come ad esempio We're really doing, che live mi ha impressionato come su cd.Finisce tardi la performance dei TIAS, ormai siamo quasi tutti cotti dall'alcool e dalla stanchezza e ce ne torniamo a casa di simone no blame a dormire. Giudizio positivissimo comunque alla serata, come al solito il pubblico di Bari risponde ottimamente alle serate, complimenti all'organizzazione e anche alle Macerie, un posto fighissimo dove ogni volta che ci vengo me ne torno a quattro zampe e sempre col sorriso in bocca. Ora attendiamo la nuova edizione del Christmas core fest a Natale.Stay tuned

Live Report a cura di Vittorio
Foto di Fabio Grande
NDSTR.com

 I-Day 20111

15/09/2011

I-Day 2011
(04/09/2011)

 

4 Settembre 2011, siamo nuovamente pronti ad assistere all'ormai blasonatissimo festival di Bologna, l'I-Day. La location e' sempre l'arena parco nord, solo che quest'anno abbiamo avuto la sfortuna di trovare del mal tempo. Arriviamo sul posto verso le 15:30 circa, ma tra una cosa e l'altra praticamente ci perdiamo l'esibizioni dei gruppi italiani (Adam kills Eve & If I Die Today). 
Dopo poco iniziano lo show i mitici Face to Face, storica punk rock band americana. E' la prima volta che suonano in Italia, e ignorando la camicia improponibile di Trever Keith, la band spacca tutto. I pezzi scivolano via veloci, senza troppe chiacchere tra una song e l'altra, e la scaletta prende molti pezzi vecchi dei due album “Face to Face” e “Don't turn away”. Si chiude in bellezza con Disconnected. Onestamente io avrei fatto suonare piu' tardi i Face to Face, sia per rispetto ma sopratutto per la qualita', 30 minuti di primo pomeriggio sono troppo pochi per una band di questo calibro....Critiche apparte pollice su per i Face to Face e speriamo di rivederli presto in Italia.
Cambio palco rapido, la gente comincia a venire in massa nell'arena ed e' il turno dei Taking Back Sunday.
Ero molto curioso di vedere questa band, ultimamente li stavo ascoltando spesso su cd e non mi dispiacevano affatto.
Putroppo pero' devo un po' ricredermi, sara' che forse non erano molto in palla o sara' che per quasi tutta la loro esibizione siamo stati vittime di botte di pioggia e vento non indifferenti.
Tecnicamente nulla da dire, i suoni dal palco escono puliti, ma la voce non convince per niente. Spesso il cantante Adam ricorre ad effetti davvero fastidiosi, tipo delay o radiofonici, per modificarla, in alcuni tratti mi sembrava di stare in una Dancehall. Sul palco si nota po' di staticita' da parte di tutti, pero'  la gente nonostante tutto e' rimasta sotto il palco ed ha supportato la band.
Finita l'esibizione dei TBS, quasi a farlo apposta, il tempo comincia ad aprirsi....Ci rilassiamo un po' tra una birra e l'altra e attendiamo intrepidi l'inizio dei No use for a name.
Sono le ore 18 e 40 circa,  quando vediamo salire sul palco Matt Riddle e piano piano il resto del gruppo, finalmente inizia lo show dei NUFAN.
Aprono con Dumb Reminders, e da subito il pogo si scatena. Il nuovo look di Tony Sly, e l'arrivo del nuovo batterista Boz Rivera(RKL & Mad Caddies), danno quel senso di nuovo alla band di San Jose'. Lo show prosegue con International you day, coming to close, on the outside ecc... un misto tra i pezzi piu' vecchi fino a The biggest lie.
Io saro' di parte, ma posso affermare senza problemi che i No Use sono stati la migliore band del festival. Gli anni sembrano non passino mai per loro, e cosi' come per i Face to Face farli suonare a quest'ora, sopratutto prima dei Simple Plan mi ha fatto un po' storcere il naso; Con justified black eye chiudono il set, mentre intanto reinizia  a piovere e  mi accorgo che mi hanno rubato il portafoglio.
Dopo questo colpo allo stomaco inatteso, ne arriva un altro ancora che pero' me l'aspettavo....I Simple Plan
Nonostante la pioggia fortissima e il vento, la gente(ragazzine e ragazzini per lo piu' emo dai 20 anni in giu') aspettano sotto il palco intrepidi.
La band Canadese non mi ha mai entusiasmato, e detto sinceramente live sono peggio che peggio. Sottofondi musicali tristi e a volte basi elettroniche, si alternano tra un pezzo e l'altro, le canzoni sembrano tutte le stesse, e non sono nemmeno un granche'.
I SP sul palco, a livello di presenza scenica ammetto che spaccano, ma per il resto non c'ho visto niente in piu'. Farli suonare a quest'ora e' stata una scelta sbagliatissima, per fortuna la pioggia si e' messa dalla nostra parte, e almeno ha evitato che me li sorbissi per tutta l'ora di esibizione.
Si fa' buio, appena finiscono i SP comincia anche ad arrivare un po' di aria fredda. Ci armiamo di felpe e capucci e attendiamo l'arrivo degli headliner della serata:The Offspring.
Verso le 22 iniziano le danze... All i want!L'impatto e' devastante e improvviso, si scatena una bolgia nel fango e l'arena diventa un vero e proprio ring. Proseguono con Your gonna go far, kid e fin qui ci siamo. Peccato poi che fino a “have your ever”, la migliore di sempre, ci sia stato un intermezzo di pezzi un po' discutibili. Fondamentalmente tutto lo show prende questo ritmo, pezzi tirati e spaccaossa(Bad habit,The kids aren't alright e want you bad) si alternano a canzoni un po' noiose, specialmente quelle provenienti dall'ultimo lavoro. Per fortuna poi si recupera nel finale, con la fantastica”Self Esteem”. Gli anni, a differenza dai Nufan si sentono per gli Offspring, detto in tutta sincerita' ormai si vede che suonano giusto per se stessi, Dexter Holland e' diventato un armadio e Noodles&company sono strafermi sul palco. Apparte questo pero', in fin dei conti gli Offsping sono sempre gli Offspring, niente gli si puo' dire, anche se non sono quelli di 10/15 anni fa', la carretta ancora la tirano, e tuttosommato bene.
Verso le 23,50 finisce l'esibizione di Holland&Co., e cosi' si comincia ad uscire dall'arena.
In definitiva possiamo promuovere l'I-day 2011. Festival del genere dovrebbero essere fatti piu' volte e in piu' parti d'Italia, il punk rock ancora e' vivo, e anche grazie all'i-day ne abbiamo la prova...Un invito quindi a tutti i promoter “grossi” d'Italia a riconsiderare questo tipo di musica, e a mettere un po' da parte queste metal-emo-core-fashion bands che ci ritroviamo anche nei gabbinetti pubblici ormai.


Live report a cura di Vittorio
Foto di Emanuela Giurano

 Punk Rock Holiday // Parte 2

 10/09/2011

Punk Rock Holiday // Parte 2
(14-15/08/2011)

3rd Day:

Svegliati di nuovo dal sole accecante che batteva sulla tenda e dai Rancid che uscivano dalle casse della macchina parcheggiata vicino alla nostra tenda ci prepariamo psicologicamente al terzo giorno di festival con Lasko, una delle peggiori birre mai bevute, e svariati panini e schifezze varie. Premetto che a causa del ritardo degli Strung Out che volevo intervistare perdo lo show delle prime 3 band e non volendo perdermi le altre band lascio la press area e vado ad accaparrarmi la prima fila. La prima band che vado a vedere sono i Jingo De Lunch. La band suona un rock molto semplice e poco originale, la cosa che li "contraddistingue" è la voce femminile. La band è precisa nell'esecuzione dei pezzi ma non mi comunica quasi niente. Il chitarrista ogni tanto si concede ad atteggiamenti virtuosistici che non digerisco affatto, però  condivido i discorsi della cantante tra un pezzo e un'altro e soprattutto apprezzo di tutto cuore l'omaggio che fa a gruppi storici della scena punk hardcore italiana come i Negazione e gli Indigesti. Alla fine dello show arrivo alla conclusione che la band, tutto sommato, non è malaccio ma del tutto fuoriluogo con gli standard del festival.
Facciamo una pausa cena e sul palco adesso ci sono gli Street Dogs. Come buona parte delle band punk rock di Boston, Dropkick Murphys docet, le influenze celtiche sono forti e non per qualcosa il frontman della è stato il primo cantante dei Dropkick Murphys. Sono molto incuriosito da questa gruppo e devo dire che non deludono affatto le mie aspettative. La band di Boston è parecchio affiatata e tira sù uno show con i controfiocchi. Ballate e pezzi più tirati si alternano senza mai stancare il pubblico. Notevole è anche la cover di Redemption Song riarrangiata in acustico. Performance notevole e promossi a pieni voti. A seguire ci sono gli Strung Out. Credo che la band non abbia bisogno di presentazioni dato che cavalcano palchi da circa 21 anni.
La scaletta spazia un po' su tutti gli album cercando di prendere il meglio da ognuno, infatti la band quest'anno è uscente dalla pubblicazione di un greatest hits. La band è precisa nell'esecuzione dei pezzi. La loro esibizione si conclude con la versione acustica di "The Exhumation Of Virginia Madison" e "Analog".
Gli headliner della serata sono i The Real McKenzie's. I canadesi si presentano rigorosamente in Kilt e cornamusa e fanno scatenare il pubblico presente in balletti "caratteristici". Oltre alle cornamuse e alla passione per lo scothc whiskey il sound della band si contraddistingue per la presenza di infiniti cori da sing along che coinvolgono buona parte del pubblico. Tra qualche birra lanciata e alcuni ticket trovati per terra ci si avvicina all'ultima giornata del festival...sigh sigh.

4rd Day:

Questa volta non ci svegliamo più con il sole accecante in tenda poichè il cielo è prettamente nuvoloso e si inizia a sentire anche qualche goccia di pioggia. Nonostante questo ci avventuriamo come sempre verso il cazzeggio mattutino giornaliero. Intanto proprio durante le ore di cazzeggio riusciamo a beccare Hefe, Smelly e tutto il Team dei Nofx con cui scambiamo due chiacchiere e qualche foto.
Diciamo che la giornata inizia con il piede giusto nonostante le condizioni meteorologiche non del tutto positive. In seguito andiamo nell'area fiume dove suonano due gruppi ska locali e ci beviamo qualche birra in attesa dell'inizio del concerto. Ad aprire sono i Golliwog band punk rock locale con frontman femminile. La band suona un punk rock/hardcore melodico veloce e diretto, buona parte dei pezzi non dura più di due minuti. Oltre a questo, i loro pezzi sono molto carichi di tematiche sociali e politici. L'esibizione della band è del tutto positiva peccato per le poche persone presenti. A seguire ci sono i Backstage band locale che suona un hardcore melodico alla No Use For A Name, per intenderci. Molto precisi nell'esecuzione dei pezzi e molto affiatati; peccato anche per loro per le poche persone presenti sotto il palco, avvrebbero meritato di più. Premetto che a causa di chiacchiere e birre con altri live reporter italiani nell'area press perdo l'esibizione degli Overflow  e dei Talco.
A seguire ci sono i Toasters che sono un gruppo ska newyorkese di fama mondiale e a quanto pare sono al 25esimo anno di carriera. Il gruppo suona uno ska che si avvicina molto al rocksteady e al 2 tone. Il pubblico risponde abbastanza bene anche se sono in pochi ad essere accorsi per la band mentre buona parte delle persone cercano sempre di più ad avvicinarsi alla prima fila per lo show dei NOFX. Nonostante questo piccolo appunto, lo show della band fila liscio ed io rimango sempre più schiacciato come una sottiletta verso le transenne. Ed ecco il momento che quasi tutti aspettavano.
Luci semi spente, parte Welcome To Jamrock ed ecco salire Fat Mike and co. Dopo una piccola battuta di Fat Mike sulla maggiore affluenza nell'ultimo giorno rispetto al terzo, lo show inizia con un Intro e Dinosaurs Will Die. Dalle prime battute si sente che la band è in forma e si continua ancora con Perfect Government tratto da Punk In Drublic. La scaletta della band californiana è completa, in tutto la band suona 25 pezzi, unendo i cavalli di battaglia dei 90's come Leave It Alone e Linoleum con i pezzi tratti dagli ultimi 3 dischi. La mancanza di pezzi come Stickin In My Eye e Don't Call Me White viene sostituita dalla presenza di pezzi più ricercati come Herojuana e The Malachi Crunch.
La band chiude lo  show con Theme From A NOFX Album seguita da una buona decina di minuti di fisarmonica by Eric Melvin. Dopo circa venti minuti dalla chiusura dello show rieccoli sul palco a sorpresa, ciò provoca una sorta di corsa generale verso l'area palco che in quei venti minuti si stava per svuotare, e suona I Wanna Be An Alcoholic. Si tende a vedere i NOFX come una band che ha esaurito le idee da un pezzo, beh personalmente per me la loro esibizione è stata la controprova a questa affermazione  sentita sulla bocca di tutti durante gli ultimi anni. Calcare palchi per 28 anni non è da tutti, eccetto i Bad Religion, e riuscire ancora ad avvicinare e a far appassionare persone verso il punk rock mantenendosi sempre fedeli e coerenti alla propria etica non può che far onore a questa band che ha, indubbiamente, segnato i migliori anni del Punk Rock. E con questo si conclude uno dei festival più belli di quest'estate.

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Live Report a cura di Nicola
Foto di Jza Crew

 Chiemsee Rock

07/09/2011

Chiemsee Rock
(22/08/2011)

 

Il 24 Agosto 2011, nello splendido scenario del Chiemsee, natura e musica si sono date appuntamento per offrire a oltre 20.000 fans uno spettacolo di grande emozione. Dal pomeriggio alla notte un susseguirsi di musica rock, hardcore, punk rock che ha reso protagonisti artisti come STEFAN DETTL, THE MIGHTY MIGHTY BOSSTONES, BOYSETSFIRE, RISE AGAIST e FOO FIGHTERS.
purtroppo per un’interminabile fila allo sportello non siamo riusciti a gustare le performance dei primi 2 gruppi ma finalmente riusciamo ad entrare ed è il turno degli storici Boysetsfire, forse non molto conosciuti da noi abitanti dello stivale ma a quanto pare molto amati dal pubblico tedesco che li accoglie veramente con molto calore. E’ la prima volta che li vedo dal vivo e la curiosità è veramente tanta. Il set dei ragazzi statunitensi del Delaware parte con alcuni pezzi presi dai primi album e dallo split registrato assieme agli Shai Hulud, a mio parere sicuramente più coinvolgenti data la più spiccata vena hc: pezzi fortemente ritmati e di grande potenza in pieno stile post hardcore dei primi anni 90 di cui i ragazzi di Newark sono stati tra i maggiori esponenti a livello mondiale.
Il palco è dominato dal cantante Nathan Gray e dall’instancabile Rob Avery  bassista e sicuramente l’unico a cui pare davvero di divertirsi sul palco il quale riesce così a tener accesa la folla a suon di salti e ondeggiamenti oldschool. A questo punto (e purtroppo per quanto mi riguarda) si inizia a sentire la progressione musicale che ha caratterizzato il gruppo nel corso degli anni… il genere quasi improvvisamente si stravolge e il gruppo che prima era di un incazzato quasi da farti venir voglia di prendere a pugni il tuo vicino, diventa un barattolo pieno di miele da spalmare dolcemente sulla folla…che comunque apprezza e accompagna con sfrenati sing-along, baci e abbracci!
L’atmosfera si impregna di sentimento quando il cantante intona le note di  “ROOKIE” e dal pubblico partono frotte di stage-diving itineranti, che si riveleranno essere una delle peculiarità del festival tedesco; la canzone si conclude con il bassista che si impadronisce del microfono letteralmente strappandolo dalle mani del cantante urlando le ultime parole del brano per poi cacciarlo con violenza per terra…io personalmente ho apprezzato! Si vede come!
unque che la band ormai rodata da quasi 3 lustri di album e tour con lo stage ci sa fare…nel complesso meritano  e vi consiglio se vi capita per caso di andarli a vedere prima magari di un eventuale ri-scioglimento.
E’ la volta dei Rise Against che dopo aver srotolato sullo stage la loro bandiera “cuore e strisce” fanno un clamoroso ingresso sul palco proponendo una scaletta ben assortita. I pezzi più lenti e sobri di “End game” e “Appeal to Reason”, ultimi due album della band, vengono alternati a quelli più veloci e potenti degli album precedenti. Passa quasi inosservato l’acquazzone, breve ma intenso, che bagna la folla proprio a metà concerto, la festa continua, l’atmosfera si fa sempre più calda e animata da un Tim McIlrath impeccabile come sempre spalleggiato da un Joe Principe che salta e scalcia come un ‘capretto’ (come la nostra amica Anna si è divertita a chiamarlo per tutta la durata del set) per tutto il palco. Tim rimane sul palco solo con la sua chitarra acustica e regala emozioni con un’attesissima perla ‘Hero of war’ che vede il pubblico protagonista. Un concentrato di emozione, sensibilità, forza e pura adrenalina ci accompagnano fino a!
lla fine della loro performance con pezzi come Ready to fall e soprattutto Give it all, ultimo e forse più conosciuto pezzo che manda in delirio totale la folla.
Da notare come il gruppo di Chicago metta in ogni live un pezzo di cuore , ringraziando ad ogni intervallo il pubblico e soprattutto i gruppi che diventano (parola di Tim) ogni volta parte della loro vita; molto apprezzato il momento in cui inoltre richiama l’attenzione dei presenti chiedendo di risparmiare qualche soldo tra birra e sigarette per donarlo a un gruppo di ragazzi che girando tra la folla si impegnavano a raccogliere 1 euro a testa per dare acqua potabile alle popolazioni arfricane…e vi posso assicurare che loro non lo fanno per retorica…loro cazzo ci credono davvero!Bravo Tim!
Dulcis in fundo: Foo Fighters! Dave Grohl da il colpo finale! Le urla di Dave svegliano la terra e noi con lei. Attaccano con Bridge Burning seguito a ruota da Rope, un saluto veloce avvisando la folla che quella sera si sarebbero urlate un sacco di “Fucking songs” e poi si riparte! La loro musica si lega divinamente alla natura che ci circonda, ed il dialogo col pubblico è costante. Dave e i ragazzi dimostrano come sempre di divertirsi sul palco... il loro è, un vero e proprio susseguirsi di singoli e hit conosciuti da tutti caratterizzato da parti cantante o letteralmente urlate a squarciagola alternate ad intermezzi esclusivamente strumentali (vedi Stacked Actors o Monkey Wrench) in cui i 5 "ragazzini" ultraquarantenni fanno capire che con gli strumenti ci sanno proprio fare! Verso la fine del set Dave solo sul palco ci regala una Wheels chitarra e voce da pelle d'oca per poi ripartire a manetta con chitarre distorte nell'ultimo ritornello di Times Like These... Il festi!
val si conclude con il pezzo forse più famoso dei Foos, Everlong, preceduta da una cover di Mose allison, Young Man Blues...Forse non un concerto nuovo per chi vi aveva già assistito, ma uno spettacolo che ogni volta non ti lascia deluso!Il Chiemsee Rocks non ha deluso le nostre aspettative....partiti da casa per concludere degnamente le vacanze siamo tornati con qualcosa in più: una fame incredibile di live e una voglia bestiale di annusare anche da noi un'aria di festival con le palle come questo! 

Aufwiedersehen 

Live report a cura di Damiano Testa
Foto di Valentina Villa

 Punk Rock Holiday // Parte 1

26/08/2011

Punk Rock Holiday // Parte 1
(12-13/08/2011)

1st Day:

Era da un po' di tempo che in Europa non si organizzavano festival incentrati solo ed esclusivamente sul punk rock forse perchè al giorno d'oggi può essere un'operazione alquanto rischiosa tenendo conto delle ultime trends metalcore e varie presenti nella scena. Dopo circa 11 ore di viaggio in treno passate in corridoio, non avendo il posto prenotato, arriviamo in quel di Tolmin a ora di pranzo e ci sistemiamo con la nostra tenda nell'area adibita al campeggio. Dopo qualche minuto di relax e pausa pranzo ci concediamo un giro nell'area festival: un bosco immenso dove due torrenti confluiscono nel fiume Isonzo. Forse la miglior location per qualsiasi tipo di festival.
Tra un cheeseburger e una birra aspettiamo l'inizio del concerto. I primi ad aprire le danze sono i Myspace Invaders, una delle poche band italiane presenti al festival.
La band triestina suona un punk rock allegro e scanzonato. La loro esibizione non è affatto male difatti i quattro ragazzi son precisi nell'esecuzione dei pezzi e tentano anche di coinvolgere il pubblico solo che le persone presenti son poche sotto il palco, peccato per la band che avrebbe meritato anche di suonare un po' più tardi rispetto alle band successive. A seguire ci sono gli Harry che sono un trio punk rock proveniente dalla Slovenia.
Il trio suona un punk rock abbastanza “zozzo” difatti sono un po' imprecisi nell'esecuzione dei pezzi e il cantante ogni tanto prende qualche stecca ma nonostante questo vengono apprezzati dal pubblico locale che inizia a popolare l'area palco. Tutto sommato performance discreta e accettabile. Pausa cena e iniziamo a farci avanti per guadagnare la prima fila per i Bad Religion. Intanto è il turno dei Pasi gruppo punk rock croato molto seguito in Slovenia. Ritmi veloci, chitarre apertissime e testi socio-politici è ciò che caratterizza la band, l'unica pecca, a mio parere, è il cantato in sloveno che non si sposa molto bene con il genere. Per il resto la performance della band è perfetta, oltre a suonare bene riesce a coinvolgere egregiamente il pubblico che ha quasi riempito l'area sottostante il palco.
Ad aprire ai Bad Religion ci sono i 3 Feet Smaller, gruppo pop-punk austriaco abbastanza affermato in Europa. La band è parecchio carica e difatti la loro esibizione è perfetta, solo che il pubblico partecipante non era molto preso per la band e per il genere.
Durante lo show volano scarpe e addirittura stampelle verso il cantante, in un certo senso la band era un po' fuori luogo per buona parte del pubblico che non fa altro che aspettare la performance dei Bad Religion; comunque la band austriaca fa uno show abbastanza movimentato e tenta più volte di coinvolgere il pubblico, nonostante gli episodi precedenti. Peccato per quel tipo di trattamento, ma può succedere. Ci spostiamo un po' a sinistra dalle file centrali perchè la calca di persone stava facendo diventare la situazione insostenibile ed ecco che è il turno dei veterani Bad Religion.
E' la prima volta che vedo dal vivo la band e sono anche parecchio emozionato. Dopo qualche minuto di attesa ecco Brian Baker che intona il riff iniziale di “The Resist Tance” e il concerto ha inizio. La band è parecchio in forma ed è a dir poco sbalorditivo che a 50 anni suonati, tranne per Brooks il più giovane, riescano a tenere il palco così bene e a non deludere mai. L'esecuzione dei pezzi è a dir poco perfetta, la voce di Greg non perde mai colpi e Brooks è un batterista eccezionale.
La band californiana arriva subito al concreto seguendo la filosofia del “less talk more rock” e si susseguono quasi tutti i maggiori classici della band come “21st Century Digital Boy”, “Punk Rock Song”, “Los Angeles Is Burning”, “No Control” e “Let Them Eat War”. Il momento più emozionante del concerto si raggiunge quando la band suona “Generator”, a mio parere il pezzo più bello dei BR, seguita da un sing along che ha coinvolto buona parte del pubblico.
Dopo qualche altro pezzo la band fa una piccola pausa per riposarsi e dissetarsi un'attimo e si riparte con gli ultimi tre pezzi. I californiani concludono in bellezza con “American Jesus”, “Infected” e una strappalacrime “Sorrow”. Non è da tutti suonare per 31 anni con una band e riuscire a mantenere sempre lo stesso entusiasmo e sentirsi ancora “Wrong Way Kids”. Il punk rock holiday parte in quarta ed io ancora “shockato” positivamente dal concerto dei Bad Religion vado in missione nel backstage per beccare uno di loro, consapevole di perdermi l'after party, e rimediare una foto e qualche chiacchiera (impresa riuscita!).

2nd Day:

Ci si sveglia col solle che batte sulla tenda per le 12.30 il tempo di darci una sciacquata generale e si pranza con qualche hamburger venduti alla spasmodica cifra di 5 euro.
Continuiamo il pomeriggio nella beach area vicino al fiume a rinfrescarci le idee e cazzeggiare pesantemente.
Premetto che a causa delle interviste mi son perso i primi due gruppi (Real Life Version, Final Approach).
Arrivo appena in tempo per gli INSANE, trio sloveno che conosco abbastanza bene avendoci condiviso il palco in un'occasione. La band suona un punk rock politicizzato inspirandosi principalmente a Strike Anywhere e Propagandhi. I tre non deludono sul palco e sono anche molto affiatati, suonano buona parte del loro full length “Trust These Hands, Are Worthless” coinvolgendo il pubblico che conosce e canta i pezzi della band di Ljubiana. Nonostante l'assenza di una seconda chitarra, la band riesce a rendere al meglio e a dirla tutta il sound della band è abbastanza completo e non ne risente la mancanza. Miglior gruppo emergente del festival. A seguire ci sono gli Hog Hoggidy Hog, band skacore sudafricana. La loro è stata una gran performance parecchio coinvolgente, nonostante in pochi erano a conoscere i pezzi, precisi nell'esecuzione e molto bravi a tenere il palco. La band mi ha ricordato parecchio i Mad Caddies di Road Rash, ciò che li differenzia è proprio la provenienza della band che rende ancora più originale il loro sound con influenze reggae e musica etnica prettamente africana.
Per sintetizzare: tanto coinvolgimento e molta allegria. Intanto l'area palco si riempie per bene però si può notare che la gente presente è molto meno di quella presente il giorno precedente. Intanto salgono i Red Five Point Star e subito mi accorgo che il cantante e chitarrista della band è l'organizzatore del festival.
La band suona uno ska con delle forti influenze rockabilly, può sembrare azzardato l'accoppiamento di due generi che hanno poco in comune pero devo dire che è stata una mossa coraggiosa e anche azzeccata. La band fa saltare e ballare buona parte del pubblico presente che conosce i pezzi e li canta assieme band. L'unica pecca è che lo show inizia col piede sbagliato e perde un po' di entusiasmo verso la fine molto probabilmente poiché la loro scaletta era eccessivamente lunga e le canzoni un po' monotone. Prestazione discreta. Ecco che arriva il turno dei due headliner: The Bouncing souls e Hot Water Music.
I The Bouncing Souls sono i primi a salire sul palco e partono subito in quarta con “I'll Sing Along Forever” e “Private Radio”.La band del New Jersey sembra di buon umore e anche lo show ne risente poiché i pezzi si susseguono velocemente senza mai stancare il pubblico o scadere nel monotono. Greg e compagni ci deliziano anche con una Hybrid Moments riarrangiata in acustico e cantata da tutti presenti. Si continua ancora con “Hopeless Romantic”, “East Coast, Fuck You” e “Lean on Sheena”.
Dopo una buona ora e mezza di show la band abbandona il palco lasciandomi un po' con l'amaro in bocca causato dalla mancata esecuzione di “True Believers” e altri pezzi molto conosciuti. Intanto si fa cambio back line e salgono gli Hot Water Music.
Premetto che non conoscevo quasi nulla di loro tranne per qualche pezzo più conosciuto, e forse è stato proprio per questo motivo che ho apprezzato molto la band dal vivo, lasciandomi impressionare dalla loro energia e dalla loro originalità.
Credo che gli Hot Water Music siano una delle band più originali che conosco. Gli intrecci di chitarre tra Chuck Ragan e Chris Wollard sono da farfalle allo stomaco. La band di Gainsville suona una scaletta parecchio completa con buona parte dei loro pezzi più significativi e conosciuti. Verso la fine del concerto le due band headliner ci riservano una sorpresa e mischiandosi e alternandosi partono con “We're Coming Back” dei Cock Sparrer per poi finire a “True Believers” che coinvolge tutto il pubblico in un collettivo sing along, “Remedy” e concludere lo show con “Wayfarer” cantata e suonata tutti assieme. Che dire momento del tutto memorabile e commovente. Long Live Punk Rock.

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Live Report a cura di Nicola
Foto di Jza Crew

The Dillinger Escape Plan + Devotion - Live Report

 21/08/2011 

HELLFIRE BOOKING PRESENTA:
The Dillinger Escape Plan + Devotion @ Rock Planet - Pinarella di Cervia
(10/08/2011)

 

Per farvi capire bene le mie condizioni durante lo show è necessario fare una piccola prefazione: il giorno prima dello show dei DEP ero al concerto dei Bad Religion (IMMENSI) e Suicidal Tendencies (FIGHI PURE LORO) che hanno totalizzato 1400persone e altrettanti gradi centigradi (concerto al chiuso). Dopo di che birre e chiacchiere con amici fino alle 3. Pio io e il mio compagno di viaggio, da bravi punk senza soldi, abbiam dormito in macchina dove ovviamente alle 8 si sentiva già un caldo incredibile,decidiamo di andare in spiaggia con facce provate a dormire sulla sabbia...a pranzo ci muoviamo per andar dall'Ines (le piadine più buone del mondo) dopo di che arriviamo a pinarella verso le 5 e per ammazzar il tempo un altro giro in spiaggia e aperitivo, dopo di che la stanchezza si fa sentire ma ci dirigiamo verso il Rock Planet.

Entro nel locale all'apertura delle porte e visto che nessuno ancora suona mi dirigo nello spazio all'aperto dove ci sono dei divani troppo comodi, che, dopo pochi minuti stavano già mandando nel mondo dei sogni ma dopo pochi minuti il concerto ha inizio.
Gli openers sono i Devotion di Vicenza: non li avevo mai sentiti prima ma sono rimasto piacevolmente sorpreso. Un mix tra i primi Deftones e gli ultimi Poison the Well (che per inciso apprezzo entrambi quindi non può che esser un complimento) con un dovuto senso di personalità. La mezz'ora a loro disposizione passa velocemente ma credo fosse la durata ottimale per far si che la gente non si stancasse di loro, infatti il pubblico sostiene ed applaude per tutto il concerto la band. Se non li conoscete andateveli a sentire. Promossi a pieni voti.
Ore 23.15: dopo aver risolto alcuni problemi al basso, si spengono le luci del rock planet e si inizia a sentire in sottofondo una base fatta dal mix del brano con il quale apriranno; per esser un mercoledì di metà agosto l'affluenza è stata davvero niente male, la sala era praticamente piena. 
Ero molto curioso di vederli in questo locale perchè quando li vidi al Vidia il loro show fu letteralmente devastante e considerando le dimensioni minori del Rock planet prevedevo una specie di massacro... e così è stato. I cinque del New Jersey salgono sul palco ed attaccano con "Farewell Mona Lisa", la prima traccia del nuovo disco ed è subito il degenero. Greg Puciato su butta sulla gente non più tardi di 2 secondi dall'inizio del pezzo e continuerà a farlo per tutta la durata del concerto, il pubblico è caldo e si susseguono stage dives uno dopo l'altro anche perchè chi stava sul palco più di 4 secondi veniva scaraventato a terra e poi sulla gente dal cantante palestrato.Alla seconda canzone (Fix Your Face) il chitarrista Jeff tuttle si lancia sul pubblico e non contento, il pezzo dopo scaraventa su di essi l'hard case della propria cassa.Come da tradizione loro non si fermano un momento, non una parola tra una canzone e l'altra (se non quando il cantante prende per il culo un ragazzo con la maglia di Kobe Bryant dicendogli che se vuole indossar quella maglia dovrebbe far almeno 5 metri in salto quando si butta dal palco e non  buttarsi giù a 20 centrimentri..grandi risate) i pezzi si susseguono a raffica e sono per lo più estratti dagli ultimi 3 album e al momento di "Panasonic Youth" tutti impazziscono, se il locale fosse crollato non ci sarebbe stato da stupirsi; per esser sicuro che il casino fosse al massimo livello Puciato prende in mano una spia e canta con questa attaccata al microfono in modo da far fischiare le casse.
Ben Weinman come sempre si esibisce in acrobazie continue: dal saltare sulle casse al buttarsi sulla gente fino al far roteare la propria chitarra attorno al braccio.
Sul finale trovano lo spazio pure pezzi più datati e conosciuti come "Sugar Coated Sour, Milk Lizard" (il singolo forse più conosciuto della band), "Sunshine the werewolf" per poi chiudere con "43% burnt".
Prima della fine dello show il cantante, che nel frattempo sanguinava da un sopracciglio causa una delle tante accrobazie estreme, trova anche il tempo per infilare il microfono in un ventilatore appeso al soffitto e dare pugni alle luci davanti al palco. Il concerto si conclude alle 00: 30, un ora e un quarto, senza stop, credo sia il tempo perfetto per far si che la loro carica primitiva sia costate dall'inizio alla fine. Si confermano il gruppo con il muro di suono più devastante e la presenza scenica più d'impatto che abbia mai visto e con una tecnica estrema pure durante i live.

We do it live

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Live Report a cura di Damiano
Foto di Andrea Pacini
Ringraziamo Hardkore79.com

 Summer Pool Party - Live Report

10/08/2011

 STAGE DIVING WEBZINE PRESENTA:
Steve Rawles + Gio Sada live @ Summer Pool Party - Acquaviva delle Fonti, Bari (26/07/2011)

Ho sempre pensato che l'estate sia la stagione perfetta per un certo tipo di musica come l'hardcore melodico soprattutto quando il genere si riarrangia in acustico ed è proprio quello chè è successo al summer pool party organizzato da Stage Diving Webzine.
Arriviamo alla location dopo aver fatto impazzire il navigatore ed esplorato tutte le campagne circostanti, sorseggiamo una birra e nel frattempo il giardino si riempie di persone e si è quasi vicini all'inzio del concerto.
Ad aprire il concerto acustico vi è Giò Sada, cantante di No Blame e Waiting For Better Days, fresco di un nuovo progetto che lo vede da solista, il ragazzo se la cava bene considerando che questa è stata la sua prima esibizione live in acustico. Durante lo show si alternano pezzi in inglese e in italiano tra cui Salviamoci: un invito a riscoprirsi esseri umani e in un certo a salvare quel bricciolo di umanità che ci è rimasta.
Intanto facciamo una pausa drink e aspettiamo Steve Rawles.
L'ex frontman dei Belvedere sembra di buon umore e inizia lo show con Burning This House Down, pezzo tratto dal suo primo lavoro da solista Bonus Room, dopo altri 2 pezzi il buon Steve scalda gli animi dei presenti con una cover dei Bad Religion "Sorrow" accompagnata da un sing along e dalla partecipazione emotiva del pubblico.
Nonostante i pezzi siano in acustico l'influenza dell'hardcore melodico negli arrangiamenti è fortissima, nel background dei pezzi vi sono i Belvedere e i This Is A Standoff.
Si prosegue con altri brani tratti dal disco, nonostante le persone presenti non conoscono al meglio i brani del disco , Steve riesce a continuare a coinvolgere e per concludere in bellezza ci regala una riarrangiata Excuse Me, Can I Use This Chair? dei Belvedere.
Qualcuno direbbe 90's are not dead, e invece si sbagliano perchè son finiti da un pezzo ma riviverli per qualche momento non può che far bene.

Live Report a cura di Nicola 
Ringraziamo Angelo per foto e video

No Trigger + We Ride + Linterno + Whales' Island + One Foot Disaster6/05/2011

26/05/2011

DBM MUSIC PRESENTA:
No Trigger + We Ride + Linterno + Whales' Island + One Foot Disaster // Live @ Blogos - Bologna (20/04/2011)

Partenza da casa ore 21: passo a prender i miei 2 compagni d'avventura: pizza vegan, banana e via che si va verso Bologna: arriviamo la in un tempo record per cercar di beccare tutte le band ma purtroppo al nostro arrivo i One Foot Disaster, prima band della serata, ha già finito.
Faccio in tempo però a vedermi con grande piacere tutto il live dei Whales Island: la band palermitana, non nuova a noi di stage diving è salita apposta solo per questa data e per me è stato un gran piacere vederli dal vivo visto che non ne avevo mai avuto l'occasione; il loro disco spacca e questo già lo sapevo e dal vivo sono ancora meglio! Il cantante che non stava fermo un attimo era accompagnato in modo perfetto dai cori dei musicisti e dall'atmosfera positiva delle melodie dei loro pezzi. Una mezzora passata velocemente stando tutto il tempo davanti al palco e a mio avviso si meritavano un posto un po più ambito nella scaletta della serata. Promossi a pieni voti! 
A fare gli onori di casa ci pensano i veterani Bolognesi Linterno, non è la prima volta che li vedo suonare al Blogos e addirittura li avevo visti pure la sera precedente di spalla agli Atlas Losing Grip sempre a Bologna e probabilmente questi particolari hanno un po influenzato il pubblico e me stesso facendo passare il loro set, contraddistinto dal loro hc melodico, senza infamia e senza lode seppure con una buona presenza sul palco, soprattutto del cantante che anche in questo caso non accennava proprio a sostare un secondo. Non un brutto show, la sufficienza è meritata.
Ora è il momento dei guest internazionali: gli spagnoli We Ride che mi sono piaciuti solo sotto certi aspetti. Il loro set, fatto di hardcore old school con influenze del mosh moderno ricordava Terror e Walls of jericho (questi ultimi probabilmente per il fatto di aver una donna come vocalist). Questa volta, al contrario dei gruppi precedenti a tener la scena sul palco erano più gli strumentisti, la cantante che pur muovendosi sembrava preferir restar concentrata sul lavoro delle corde vocali ma in generale tutta la band l'ho vista un po statica, in pezzi di two step e breakdown vari, un po più di movimento ci stava, ma a livello musicale mi sono piaciuti. Da segnalare un medley di due vecchi pezzi dei metallica (for whom the bell tolls & seek and destroy) che io ed i pochi metallari presenti abbiamo apprezzato e sicuramente fa notare un'apertura mentale delle influenze della band.
Ore 00:20, dulcis in fundo.. NO TRIGGER. Pensavo l'affluenza fosse stata maggiore essendo la loro unica data italiana, e tenendo conto della loro assenza in italia da svariati anni. Mi sono subito ricordato che era un Mercoledì sera e che siamo in Italia dove ormai i live si vanno a vedere solo se vicini a casa, durante il week end e rigorosamente di band cool anche se si parla di hardcore o punk o rock in generale (si, avete capito bene, questa era una critica bella e buona alla scena nazionale che negli ultimi anni non ha fatto altro che precipitare in numerosi clichè...)
Erano 4 anni che li aspettavo, da quando vennero in Italia con i set your goals.. allora non li conosceva quasi nessuno (me compreso) e spaccarono con uno show fighissimo.
Il concerto ha inizio: questi ragazzi del Massachussets sparano senza sosta 5 brani provenienti da Canyoneer, ultimo loro full lenght datato 2006. I pochi ma buoni del pubblico si lanciano senza farsi pregare in un sing along che durerà praticamente dall'inizio alla fine con cambi di elementi sotto il palco che ogni tanto uscivano a prender fiato (ero uno di quelli). Lo show procede con alcuni brani presi dal vecchio ep Extincion in stereo, meno conosciuto di canyoneer ma comunque più che valido, dopo di che la band presenta i 2 brani presenti nel 7pollici uscito da pochi mesi intitolato “be honest” che fa da apripista al nuovo album in uscita quest'anno. Con piacere ho notato che non ero l'unico a conoscere ed apprezzare particolarmente i nuovi brani.
Si prosegue con brani più datati e conoscuti che venivano accompagnati da stage dives, pit e costanti cori dal pubblico. La band infine allunga la scaletta di due brani su richiesta dei kids sotto il palco e dopo 40 minuti
“more to offer” che chiude in bellezza un ottimo show contraddistinto anche dalla grande simpatia e il carisma scenico di tutti, frontman in particolare.
La band ha promesso che l'anno prossimo torneranno con nuove date e  il nuovo album, fossi in voi non me li perderei nuovamente, io ho aspettato 4 anni ma ne è davvero valsa la pena.

Live report a cura di Damiano

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