Stage Diving Webzine
Italian Punk Hardcore Webzine
  • Cover Album e tracklist per il nuovo album dei Lagwagon.
    “Hang” verrà rilasciato il 28 Ottobre per Fat Wreck Chords

    01. Burden of Proof
    02. Reign
    03. Made of Broken Parts
    04. The Cog in the Machine
    05. Poison in the Well
    06. Obsolete Absolute
    07. Western Settlements
    08. Burning Out in Style
    09. One More Song
    10. Drag
    11. You Know Me
    12. In Your Wake

  • LIVE REPORT - PUNK ROCK HOLIDAY 1.4

    In questo 2014 il Punk Rock Holiday è giunto alla quarta edizione, ed è stupefacente notare come in soli 4 anni sia cresciuto in maniera incredibile, sia a livello di offerta che di popolarità, pensando poi che il punk rock è l’unico genere trattato, a differenza di altri festival dove si trova anche molto metalcore o altri generi meno affini.

    Insieme ad altri amici membri della scena punk/HC barese, giungo a Tolmin (un piccolo paesino della Slovenia) un giorno prima dell’inizio vero e proprio del festival, di modo da piazzare la nostra tenda e ambientarci, oltre che per partecipare al pre-party organizzato in apertura dei quattro giorni di festival.

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    L’atmosfera è da subito delle migliori: la location è straordinaria, la migliore che abbia mai visto per un festival, tenendosi questo in un’area boschiva sulle rive della Soča (il nostro Isonzo), in particolare a livello di una confluenza a quota abbastanza alta. Il festival è ancora una volta organizzato con free camping, area concerti con main stage e stand vari, e un beach stage con altri chioschi più a valle, proprio sulla riva del fiume.

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    In serata la situazione è già calda, le band si susseguono sul beach stage (senza risultare particolarmente brillanti, anzi) fino all’arrivo dei “main act” della serata: Counterpunch, Evergreen Terrace e Implants, che offrono un bello spettacolo (specie gli Implants) che lascia presagire il livello dei giorni successivi. Dopo il concerto si rimane in spiaggia tra drink e musica fino alle prime luci dell’alba, tendenza che andrà via via rinforzandosi lungo la settimana!

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    Il primo giorno di concerti mi dà subito l’idea di come il festival si svolga; la forte dimensione festosa e vacanziera, con amici da tutta Europa che si incontrano nel campeggio e coi quali si passa il tempo al bar tra una birra e l’altra, o in spiaggia facendo a gara a chi sopporta meglio le acque gelide del fiume, rende il Punk Rock Holiday molto diverso da altri grossi festival quali Groezrock o Resurrection: qui non c’è la frenesia di correre da un palco all’altro per seguire le numerosissime band, o percorrere gli enormi stand di merchandising e distro; è tutto molto più rilassato e, complici anche le scarpinate d’obbligo in paese per fare rifornimento di viveri, e la non indifferente distanza del percorso beach stage – main stage – area camping, è facile perdersi dei live preferendo un po’ di relax.

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    Tra le esibizioni del giorno I spicca dapprima quella degli Implants, supergruppo formato da membri di Strung Out, Pulley, Ten Foot Pole e The Tank, che si esibisce in una performance ineccepibile riproponendo tutti i migliori e melodicissimi brani del loro (unico per ora) disco From Chaos to Order. Niente di eccezionale i Bane, che non avevo mai visto e che sinceramente non seguo; comprendo i loro fan che militavano nelle prime file ma non mi hanno comunicato molto. Bello il live degli Authority Zero, non incredibile come band ma sicuramente capace di proporre cose interessanti. Perdo l’esibizione dei The Toasters, ma mi ripresento in prima fila per la band che forse più di tutte volevo sentire, i Lagwagon. Li ho già visti 2 volte live e sono sempre stati perfetti, ma stavolta il loro livello si è dimostrato davvero una spanna sopra chiunque, un live impeccabile sotto tutti i punti di vista, la perfezione fatta band, e per di più con una scaletta da capogiro con la quale hanno regalato a noialtri tutte, e dico TUTTE, le loro migliori canzoni, inclusa una cover di Exit dei NUFAN del compianto Tony Sly.

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    Lascio le prime file per godermi in tranquillità il live dei NOFX, sicuramente la band che tutti aspettavano, e che è sempre piacevole ascoltare nonostante le loro performance non siano sempre perfette; stavolta lo show si è rivelato di un buon livello, bella la scaletta, forse troppo intervallata dai deliranti discorsi di Fat Mike (ormai deve riposarsi un po’ tra un pezzo e l’altro) – peccato per il brutto episodio di una mezza rissa sul palco con un accanimento fuori luogo da parte del roadie dei NOFX (probabilmente non in perfette condizioni psicofisiche) contro un fan che faceva stage diving, puntualmente fischiato dal pubblico e per il quale Fat Mike stesso ha chiesto scusa. Taglio sull’afterparty d’obbligo al beach stage (che ha visto esibirsi a sorpresa gli Authority Zero in acustico, evidentemente presi molto bene dalla situazione) e volo subito a descrivere il giorno II.

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    Mea culpa per essermi perso tutte le esibizioni del beach stage, ma mi ci è voluta l’intera mattinata per riprendermi! Sono però subito al main stage, fresco come una rosa per la prima esibizione: si tratta della band metalcore August Burns Red, probabilmente un po’ fuori contesto in un festival del genere. Ed in effetti l’audience non era delle migliori, così come l’orario d’esibizione, ma il live è stato soddisfacente, tecnicamente molto bravi anche se buona parte è fatta dai suoni (batteria triggerata & co); peccato per la scarsa risposta del pubblico, a cui non è servita la cover di Linoleum (cantata tra l’altro da me e altri) per farsi apprezzare maggiormente. In ogni caso bella esibizione, alla quale è seguita quella dei (scusatemi) noiosi Adolescents e il forfait degli Old Firm Casuals (mi sono pervenute voci che fanno pensare a una buca deliberata piuttosto che a problemi effettivamente esistenti). Salgono poi sul palco i canadesi The Real McKenzies, già presenti un paio di edizioni fa, che smuovono il pubblico col loro folk punk divertente e festaiolo, tra alzate di kilt e brindisi, e una veloce pausa-vomito per il cantante coperta da un assolo di cornamusa. Finita la festa inizia una vera e propria guerra sotto il palco, con l’atmosfera che diventa rovente per le esibizioni di H2O prima e Sick Of It All poi; fan in visibilio, batterie di stage diving (p.s. non avevo ancora citato il fatto che non ci fossero transenne tra pubblico e palco??), si fa fatica a stare in piedi. Momenti salienti: What Happened? che come sempre gli H2O suonano a fine scaletta, invitando tutti a salire sul palco e a cantarla in coro, e una capocciata che mi arriva da un ragazzo in volo, che causa a me un po’ di mal di testa e a lui una simpatica rottura di setto nasale con conseguente mia scorta verso il punto medico e fine delle danze per quella sera.

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    Il giorno III si apre con la scoperta di un nuovo supermercato in paese e una soddisfacente spesa a prezzi punk, e con le belle esibizioni sul beach stage degli sloveni Real Life Version e degli svedesi Rebuke. Perdo le prime band che si esibiscono sul main stage causa collapse pomeridiano, e un po’ più rilassato vado a sentire i SNFU, band che onestamente conoscevo solo per fama senza però averla mai sentita (mea culpa di nuovo) e che mi ha fatto un po’ schifo, oltre a stupirmi per quanto marcio (e divertente) fosse il cantante! Girovago quindi un po’ per poi posizionarmi in prima fila per lo show dei Raised Fist, band che proviene da un paesino svedese quasi sul circolo polare artico (quindi giustamente incazzata) e che su disco suona una bomba, ma avevo sentito più volte che live fossero molto deludenti. Mai voci furono più sbagliate, in quanto lo show che hanno offerto è stato uno tra i più energici che abbia mai visto in tutta la mia vita; il cantante Alexander “the Commander” costantemente erto a fronte palco, con fisico scolpito e senza maglietta (c’erano le ragazze nelle prime file che spostavano con bruta forza chi si interponeva alla visione), che sfoderava una voce impressionante e saltava tipo 2 metri ad ogni stacco, e il resto della band costantemente in movimento, ottimi suoni e luci, e scaletta sapientemente lavorata, insomma tutti gli ingredienti per uno show spettacolare che sicuramente sale sul podio di questo festival. E quindi scusate se poi mi sono concesso di perdermi i Reel Big Fish, che a quanto pare hanno spaccato ma vabbè, ero in pausa.

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    Anche il giorno IV perdo il beach stage complici le 2 ore di sonno della sera prima e un po’ di public relations mattutine, ma almeno non perdo neanche una band sul main stage: in effetti forse questo è stato il giorno più “deludente”, tra mooolte virgolette. Belle le prime band, anche se niente di particolare, un punk rock senza pretese e nulla da dire, a mio parere. A metà serata si esibiscono gli italiani Talco, che fanno skacore e non avevo mai sentito, bellina come band, ma a una certa suonano Bella Ciao quindi -10 punti. Segue ora un grande dibattito: suonano i Leftover Crack, una band che da noi non si è mai ritagliata particolare attenzione, ma che all’estero è ben nota e ha numerosi fan. Il punto è che a me (e non solo) ha fatto schifo, suonano un punk un po’ rozzo con una voce roca e acida, e niente di interessante a parer mio; non posso giudicarli rispetto ad alcun mezzo di paragone dal momento che non saprei quali dovrebbero essere, ma so solo che se suoni in un grande festival che ovviamente ha degli sponsor, non prendi gli striscioni e li chiudi per far vedere che sei contro il sistema, perché in quel caso non dovresti proprio presentarti, anziché prenderti i soldi e poi fare la parte dell’anticonformista. Ma vabbè, la coerenza evidentemente non è di casa in questa band, e noi non si fa altro che aspettare che vadano via per lasciare il posto agli A Wilhelm Scream.

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    Ecco il terzo posto del podio del PRH: la band si è dimostrata come sempre incredibile, suonando un hc melodico super tecnico con stacchi, fraseggi, cambi, tempi dispari & co., tutti suonati saltando allegramente in giro e con un gran sorriso stampato perennemente sul volto, ovvero come una band che suoni per passione dovrebbe sempre fare; è sempre un piacere. A chiudere il tutto ci sono gli Ignite; che dire di questa band, li ho sentiti tre volte ed è andata sempre peggio, non tanto perché non sappiano suonare, ma perché 1) non suoni in giro ovunque per 10 anni senza aver mai fatto un disco, suona alquanto di sfruttamento business-oriented, 2) non dici, come prime parole dello show appena salito sul palco, “per favore rimanete lì, non venite qui avanti ché ho dolore alla schiena e non posso essere toccato”, 3) non fai un solo “pezzo tratto dal nuovo disco” – e finalmente?? – che fa pure cagare, 4) vieni pagato bellamente per partecipare come headliner dell’ultima sera, almeno ti muovi un po’ e non resti immobile tutto il tempo con la faccia di chi vorrebbe solo finire al più presto e tornare a casa. Ma io tutto questo me lo aspettavo quindi non mi sono mica mandato male, anzi sono stato più invogliato a divertirmi al simpatico punk rock karaoke allestito per l’ultimo afterparty sul beach stage, dove una band del posto aveva preparato decine di cover, e chi voleva poteva andare a segnarsi per cantarne una in particolare. Degna serata passata in allegria per porre fine a un festival estremamente soddisfacente sotto ogni punto di vista.

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    Giudicando quindi nel complesso il tutto il voto è MOLTO positivo, con tutte band di buon livello, e Lagwagon, Raised Fist ed A Wilhelm Scream come migliori in assoluto; per il resto, l’organizzazione era molto buona, in particolare il sistema adottato per food&drink nell’area festival, dove non entra denaro ma si usa una particolare carta che ti danno in comodato d’uso all’ingresso, che puoi caricare con cash e utilizzare ai banchi, dove tra l’altro ti viene addebitato anche un costo di deposito di 1€ per ogni bicchiere avuto, recuperabile poi se si restituisce il bicchiere – insieme a un deposito per la spazzatura di 10€ ad inizio festival, che poi viene restituito riconsegnando la busta, tutto in un ottica di salvaguardia dell’eccezionale location. Questo è uno dei punti forti del festival, il posto dove si tiene è straordinariamente bello, con magnifici panorami montani e il fiume che all’alba e al tramonto si copre di nebbia in un atmosfera surreale, se si pensa che al contempo si stanno ascoltando le migliori band punk rock. I prezzi in effetti erano troppo alti per essere in Slovenia (3€ per una 0,4 alla spina, e ok, ma 4€ per un trancio di pizza, 7€ un piatto di pasta…magari meglio il supermercato), ma questo è un problema marginale se ci si sa organizzare un camping.

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    Che dire, spero di aver reso giusto merito a un festival tra i migliori a cui abbia assistito, e, ci sta bene, VISSUTO. Sei giorni in un setting meraviglioso, ottime band, punkrockers da tutta Europa, amici di band d’ogni dove che saluti ad ogni venti passi… Di sicuro non è una cosa da perdere!

    P.S.: a Settembre si aprono le prevendite a prezzi ESAGERATAMENTE ribassati per l’edizione 2015!    

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    (tutte le foto e molte altre le trovate sulla pagina fb ufficiale del festival: https://www.facebook.com/punkrockholiday


    Live Report a cura di Simone

  • STAGE DIVING IS BACK

    Ciao a tutti, ci abbiamo messo un po’ ma finalmente abbiamo risolto i vari grattacapi con il dominio ed il nuovo sito è pronto, a partire da oggi siamo ufficialmente attivi.
    Abbiamo deciso di trasferire il tutto su Tumblr in modo da renderlo più semplice sia per gli utenti che per gli amministratori, e allo stesso tempo più “social”.
    Da oggi avrete la possibilità di iscrivervi e seguire attivamente stagedivingwebzine.com.
    Questo portale, oltre che alla semplice visualizzazione, dà la possibilità di seguire attivamente il sito riproponendo i nostri articoli e di essere sempre aggiornati in qualsiasi momento di tutte le novità. Inoltre Stage Diving sarà collegato in automatico ai nostri account Facebook e Twitter in modo da espanderci al meglio formando una vera e propria community.

    A giorni arriverà il primo articolo, siamo stati ospiti al famoso festival sloveno “Punk Rock Holiday”, di conseguenza un live report dettagliato sull’esperienza è di dovere.

    Restate sintonizzati ;)